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December 13 AL NORD SI MUORE IN FABBIRCA, E INVECE AL SUD...Costretti a lavorare 15 ore con un salario di fame e senza casa
Schiavi nelle campagne pugliesi I braccianti che si ribellano picchiati e minacciati l padrone ha la camicia bianca, i pantaloni neri e le scarpe impolverate. È pugliese, ma parla pochissimo italiano. Per farsi capire chiede aiuto al suo guardaspalle, un maghrebino che gli garantisce l'ordine e la sicurezza nei campi. "Senti un po' cosa vuole questo: se cerca lavoro, digli che oggi siamo a posto", lo avverte in dialetto e se ne va su un fuoristrada. Il maghrebino parla un ottimo italiano. Non ha gradi sulla maglietta sudata. Ma si sente subito che lui qui è il caporale: "Sei rumeno?". Un mezzo sorriso lo convince. "Ti posso prendere, ma domani", promette, "ce l'hai un'amica?". "Un'amica?". "Mi devi portare una tua amica. Per il padrone. Se gliela porti, lui ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque". Il caporale indica una ventenne e il suo compagno, indaffarati alla cremagliera di un grosso trattore per la raccolta meccanizzata dei pomodori: "Quei due sono rumeni come te. Lei col padrone c'è stata". "Ma io sono solo". "Allora niente lavoro".
Non c'è limite alla vergogna nel triangolo degli schiavi. Il caporale vuole una ragazza da far violentare dal padrone. Questo è il prezzo della manodopera nel cuore della Puglia. Un triangolo senza legge che copre quasi tutta la provincia di Foggia. Da Cerignola a Candela e su, più a Nord, fin oltre San Severo. Nella regione progressista di Nichi Vendola. A mezz'ora dalle spiagge del Gargano. Nella terra di Giuseppe Di Vittorio, eroe delle lotte sindacali e storico segretario della Cgil. Lungo la via che porta i pellegrini al megasantuario di San Giovanni Rotondo. Una settimana da infiltrato tra gli schiavi è un viaggio al di là di ogni disumana previsione. Ma non ci sono alternative per guardare da vicino l'orrore che gli immigrati devono sopportare. Sono almeno cinquemila. Forse settemila. Nessuno ha mai fatto un censimento preciso. Tutti stranieri. Tutti sfruttati in nero. Rumeni con e senza permesso di soggiorno. Bulgari. Polacchi. E africani. Da Nigeria, Niger, Mali, Burkina Faso, Uganda, Senegal, Sudan, Eritrea. Alcuni sono sbarcati da pochi giorni. Sono partiti dalla Libia e sono venuti qui perché sapevano che qui d'estate si trova lavoro. Inutile pattugliare le coste, se poi gli imprenditori se ne infischiano delle norme. Ma da queste parti se ne infischiano anche della Costituzione: articoli uno, due e tre. E della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Per proteggere i loro affari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di caporali spietati: italiani, arabi, europei dell'Est. Alloggiano i loro braccianti in tuguri pericolanti, dove nemmeno i cani randagi vanno più a dormire. Senza acqua, né luce, né igiene. Li fanno lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera. E li pagano, quando pagano, quindici, venti euro al giorno. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga. Qualcuno si è rivolto alla questura di Foggia. E ha scoperto la legge voluta da Umberto Bossi e Gianfranco Fini: è stato arrestato o espulso perché non in regola con i permessi di lavoro. Altri sono scappati. I caporali li hanno cercati tutta notte. Come nella caccia all'uomo raccontata da Alan Parker nel film 'Mississippi burning'. Qualcuno alla fine è stato raggiunto. Qualcun altro l'hanno ucciso. Adesso è la stagione dell'oro rosso: la raccolta dei pomodori. La provincia di Foggia è il serbatoio di quasi tutte le industrie della trasformazione di Salerno, Napoli e Caserta. I perini cresciuti qui diventano pelati in scatola. Diventano passata. E, i meno maturi, pomodori da insalata. Partono dal triangolo degli schiavi e finiscono nei piatti di tutta Italia e di mezza Europa. Poi ci sono i pomodori a grappolo per la pizza. Gli altri ortaggi, come melanzane e peperoni. Tra poco la vendemmia. Gli imprenditori fanno finta di non sapere. E a fine raccolto si mettono in coda per incassare le sovvenzioni da Bruxelles. 'L'espresso' ha controllato decine di campi. Non ce n'è uno in regola con la manodopera stagionale. Ma questa non è soltanto concorrenza sleale all'Unione europea. Dentro questi orizzonti di ulivi e campagne vengono tollerati i peggiori crimini contro i diritti umani. Quella Puglia da cui doveva prendere avvio la famigerata "rivoluzione gentile" promessa dal suo governatore, il trotzkista e anticomunista Nicki Vendola (PRC), per migliaia di braccianti agricoli extracomunitari è un vero e proprio girone infernale. Sono migliaia i braccianti stagionali stranieri impiegati nelle campagne pugliesi nella raccolta dei pomodori, dell'uva, dell'olive, ortaggi. Si parla di 5, forse 7 mila. Mai nessuno ha tentato un censimento. Tutti stranieri e tutti, o in grandissima parte, sfruttati a nero. Ci sono quelli provenienti dall'Europa dell'Est, rumeni, bulgari polacchi, e quelli africani che vengono dalla Nigeria, Niger, Mali, Burkina Faso, Uganda, Senegal, Sudan, Eritrea. Per capire le dimensioni del fenomeno basta dire che secondo i risultati delle ispezioni effettuate da polizia, carabinieri e direzione provinciale del lavoro tra il 10 luglio e il 20 settembre più della metà delle aziende della provincia di Foggia controllate è risultata fuorilegge: su 227 imprenditori controllati, 125 sono stati denunciati per aver violato le norme del lavoro e l'immigrazione. E proprio raccontando quanto accade nelle campagne del foggiano che una coraggiosa inchiesta condotta dal giornalista de "L'Espresso", Fabrizio Gatti, ha portato alla luce allucinanti storie di ordinaria schiavitù. Da Cerignola a Candela e su, più a nord fino a San Severo è infatti emerso un vero e proprio triangolo degli schiavi. Un territorio dove non vige nessuna legge, se non quella del padrone e la schiavitù è praticata su vasta scala. Agricoltori e proprietari terrieri per proteggere i loro affari e raggiungere il massimo profitto hanno messo su una rete spietata di caporali: veri e propri aguzzini italiani, arabi, dell'est europeo. Le squadre dei braccianti, reclutate dai caporali anche nei paesi di origine con promesse di compensi sia pur bassi ma certi, una volta raggiunte le località delle raccolte vengono alloggiati in tuguri pericolanti, sporchi e antigienici, senza acqua né luce. Il lavoro inizia all'alba e finisce alle 10 di sera. 15 ore al giorno per salari, ma "salario" è una parola grossa, che vanno dai 15 ai 20 euro il giorno. Ovviamente se i lavoratori vengono pagati, e la cosa è tutt'altro che scontata. In molti casi da queste misere somme vengono detratti la tangente per il caporale, "l'affitto" dei tuguri, il costo dell'acqua potabile e delle attrezzature da lavoro. "Grazie" a queste bestiali e indecenti condizioni di vita e di lavoro, per l'uso di pesticidi senza protezioni, per la fatica, per la malnutrizione, come ha denunciato un rapporto di Medici senza Frontiere, gli immigrati arrivano sani dai loro paesi, e qui si ammalano. Uomini trattati come bestie. E così si arriva anche all'aberrante richiesta dei caporali che, per decidere se dare o meno un lavoro a un bracciante, fanno richiesta di una ragazza da far stuprare al padrone. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga. Chi si è rivolto alla questura di Foggia per denunciare questi gravissimi fatti, grazie alla Bossi-Fini, spesso è stato arrestato o espulso perché non in regola con i permessi di lavoro. A volte sono gli stessi padroni a chiamare i vigili, polizia o carabinieri, magari il giorno di paga o a fine stagione della raccolta, e a segnalare gli immigrati illegali nelle campagne. Basta una telefonata anonima. Così i caporali si tengono i soldi e la prefettura può aggiornare le sue statistiche con le nuove espulsioni. Molti sono i lavoratori che tentano di scappare dai loro aguzzini. In questi casi i caporali li cercano e qualcuno viene riacciuffato. Qualcun altro è stato addirittura ucciso. Le scomparse sono un altro capitolo dell'orrore. Nessuno sa quanti siano i lavoratori rumeni, bulgari e africani spariti. I caporali quando li ingaggiano o li massacrano di botte non sanno come si chiamano. Gli unici casi sono stati scoperti grazie alle denunce insistenti dell'ambasciata di Polonia, che ha diramato le foto di oltre un centinaio di connazionali che dal 2000 al 2005 erano venuti a lavorare come stagionali nel foggiano e non sono più tornati a casa. Su dodici "richieste indirizzate alla questura di Foggia" l'ambasciata polacca ha dovuto prendere atto che per nove casi non c'è stata "nessuna risposta da parte della questura". Solo dopo mesi di inutile attesa l'appello delle autorità di Varsavia è stato girato al Comando generale dei carabineri e finalmente la Procura antimafia di Bari si è decisa, con inaudito e inspiegabile ritardo, ad aprire un'inchiesta. Ora si indaga sulla morte di 15 braccianti polacchi. La vergogna degli schiavi in Puglia è approdata a Bruxelles, davanti all'intergruppo tra parlamentari e sindacati europei. Per il deputato laburista, membro ed ex presidente della commissione Occupazione e Affari sociali, l'inglese Stephen Hughes, siamo di fronte a "crimini contro l'umanità" e per questo il governo italiano dovrebbe essere "incriminato inviando l'intera materia con procedura d'urgenza alla Corte europea di Giustizia". Le responsabilità del governo italiano sono gravissime e evidenti. Perché questa agghiacciante realtà è il risultato conseguente e mostruoso della politica fascista, razzista, xenofoba e razzista sull'immigrazione attuata con la legge Bossi-Fini. Una legge razzista perché tratta gli immigrati che chiedono di lavorare nel nostro Paese come schiavi non degni di godere degli stessi diritti e trattamento degli altri lavoratori. Una legge schiavista perché accetta gli immigrati solo come mano d'opera da sfruttare a basso costo e per i lavori più degradanti e solo nella misura e fino a quando fa comodo alle esigenze del profitto capitalistico, tenendola sotto il costante ricatto del non rinnovo del permesso di soggiorno e dell'espulsione. Una legge che costringe decine di migliaia di immigrati alla clandestinità gettandoli in pasto al lavoro nero, allo sfruttamento più brutale e bestiale di padroni e caporali. La Bossi-Fini non va riformata in qualche articolo come ha detto l'attuale ministro dell'Interno Amato, fintamente scandalizzato dall'inchiesta-choc de "L'Espresso". Della Bossi-Fini non vanno salvate neppure le virgole; va abrogata, tutta e subito, senza alcuna concessione al tema forcaiolo e reazionario della "sicurezza'' vergognosamente sposato anche dalla "sinistra'' di regime per inseguire l'elettorato moderato, e che il governo di "centro-sinistra" di Prodi non sembra intenzionato a rimettere in discussione. Quanto a Vendola e alla sua giunta regionale di "centro-sinistra", diventa arduo sostenere che non si fossero accorti di quanto avveniva nelle campagne foggiane, o coprirsi dietro al fatto che "la colpa è della finanziaria voluta dal governo Berlusconi che ha lasciato gli ispettori del lavoro persino senza benzina", come ha affermato l'asserssore regionale al lavoro Marco Barbieri. La verità è che la giunta pugliese in oltre un anno di governo ha fatto poco e nulla per porre fine all'inumana piaga sociale che è il lavoro nero come poco e nulla ha fatto concretamente per migliorare le condizioni di vita degli immigrati. Neppure le strutture di accoglienza per i lavoratori stagionali del pomodoro promesse un anno fa. "Non abbiamo fatto a tempo a realizzarle", ha detto Barbieri, rinnovando la promessa per la prossima stagione. Staremo a vedere. December 12 XCHE' IN QST VITA LE XSONE CHE INCONTRI NN SONO MAI A CASO
December 09 NO AL CONSUMISMOOGGI IN PAESE NN C E' NESSUNO, SN TUTTI FUORI A COMPRARE, COMPRARE, COMPRARE....
NO AL CONSUMISMO, IO RIMANGO A CASA...
ESCO SOLO X PRENDERE UN CAFFE'
December 07 NOI CHE...
December 04 ALLORA E' VERO CHE MANGIATE I BAMBINI vergognoso!!!!
Le immagini che seguono sono estremamente dure, però riteniamo doveroso mostrarle, perché fatti così gravi non devono passare inosservati. Il mondo deve sapere, la gente deve essere informata di quanto accade in Cina, di come possa disumanamente divenire normalità il disprezzo per la vita. ![]() Una bimba appena nata giace morta sotto il bordo del marciapiedi, nella totale indifferenza di coloro che passano. La piccina è solo un'altra vittima della politica crudele del governo cinese che pone il limite massimo di un solo figlio nelle città (due nelle zone rurali), con aborto obbligatorio. Nel corso della giornata, la gente passa ignorando il bebè. Automobili e biciclette passano schizzando fango sul cadaverino. ![]() Di quelli che passano, solo pochi prestano attenzione. La neonata fa parte delle oltre 1000 bambine abbandonate appena nate ogni anno, in conseguenza della politica del governo cinese. L'unica persona che ha cercato di aiutare questa bambina ha dichiarato: 'Credo che stesse già per morire, tuttavia era ancora calda e perdeva sangue dalle narici'. Questa signora ha chiamato l'Emergenza però non è arrivato nessuno. 'Il bebè stava vicino agli uffici fiscali del governo e molte persone passavano ma nessuno faceva nulla... Ho scattato queste foto perché era una cosa terribile...' 'I poliziotti, quando sono arrivati, sembravano preoccuparsi più per le mie foto che non per la piccina...' In Cina, molti ritengono che le bambine siano
spazzatura.Il governo della Cina, il paese più popoloso del mondo con 1,3 miliardi di persone, ha imposto la sua politica di restrizione della natalità nel 1979. I metodi usati però causano orrore e sofferenza: i cittadini, per il terrore di essere scoperti dal governo, uccidono o abbandonano i propri neonati. Ufficialmente, il governo condanna l'uso della forza e della crudeltà per controllare le nascite; però, nella pratica quotidiana, gli incaricati del controllo subiscono tali pressioni allo scopo di limitare la natalità, che formano dei veri e propri 'squadroni dell'aborto'. Questi squadroni catturano le donne 'illegalmente incinte' e le tengono in carcere finché non si rassegnano a sottoporsi all'aborto. In caso contrario, i figli 'nati illegalmente' non hanno diritto alle cure mediche, all'istruzione, né ad alcuna altra assistenza sociale. Molti padri vendono i propri 'figli illegali' ad altre coppie, per evitare il castigo del governo cinese. Essendo di gran lunga preferito il figlio maschio, le bambine rappresentano le principali vittime della limitazione delle nascite. Normalmente le ragazze continuano a vivere con la famiglia dopo del matrimonio e ciò le rende un vero e proprio un peso. Nelle regioni rurali si permette un secondo figlio, ma se anche il secondo è una femmina, la cosa rappresenta un disastro per la famiglia. Secondo i dati delle statistiche ufficiali, il 97,5% degli aborti è rappresentato da feti femminili. Il risultato è un forte squilibrio di proporzioni fra popolazione masch ile e femminile. Milioni di uomini non possono sposarsi, da ciò consegue il traffico di donne. L'aborto selezionato per sesso sarebbe proibito dalla legge, però è prassi comune corrompere gli addetti per ottenere un'ecografia dalla quale conoscere il sesso del nascituro. Le bambine che sopravvivono finiscono in precari orfanatrofi. Il governo cinese insiste con la sua politica di limitare le nascite e ignora il problema della discriminazione contro le bambine. Alla fine, un uomo raccolse il corpo della bambina, lo mise in una scatola e lo gettò nel bidone della spazzatura. PERFAVORE LEGGETESTATO CORROTTO, I VERI MAFIOSI SIETE VOINormalmente nn amo parlare di poltica, nn mi piace sprecare il mio tempo parlando di piccoli uomini di merda, ma...19 Ottobre 2007 La legge Levi-Prodi e la fine della Rete![]() Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura. Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”. Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili. Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico;, scordavo.......come vi ho gia' detto via e-mail, dal 2008 VI TOLGONO ANCHE MESSENGER... ISTITUZIONI DI MERDA, GOVERNO LADRO, TASSATEMI LE SCOREGGE! cosi'potete pagarvi l'auto blu, alzarvi lo stipendio, comprarvi un altra villa e alzare il numero dei portaborse.... Berlusconi potra'aggiungersi qualche altro capello in sostituzione del cervello, quella scimmia di sua figlia potra'farsi un altro lifting, Fini potra' sposarsi un altra mega troia e Prodi acquistera'qualche altra mega proprieta',ALLA FACCIA del comunismo e della prima casa... Non so voi ma, IO NON CREDO NELLO STATO, NELLA LEGGE E IN NESSUNA ALTRA ISTITUZIONE DEL CAZZO! |
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